Livia Bastos Andrade, L'eudaimonia nella proposta della psicologia positiva di Martin Seligman, Dissertations - 1, Edusc, Roma 2019, pp. 404

La felicità ha da sempre interessato i filosofi, ma negli ultimi sessant’anni se ne stanno occupando anche gli psicologi. Il benessere, il funzionamento ottimale e altri argomenti simili interessano studiosi di vari ambiti, ma anche il pubblico in generale, che ormai ha acquisito una certa familiarità con tali discussioni, tramite internet e i libri di autoaiuto.

Questa ricerca intende esaminare come il discorso eudaimonico si sviluppi oggi anche al di fuori dell’ambito della filosofia morale. Dopo una breve considerazione sul ruolo dell’eudaimonia nel pensiero filosofico dell’antichità e all’interno della teorizzazione etica, si passa allo studio del pensiero di Martin Seligman fino ad arrivare alla nascita della psicologia positiva e alla nozione di felicità intesa come flourishing. L’eudaimonia nel pensiero di quest’autore è paragonata alla concezione classica, allo scopo di mettere in luce alcune similitudini e, al tempo stesso, rilevare delle differenze. Infatti, il presente saggio svolge, innanzitutto, un lavoro esplorativo sulla psicologia positiva, mettendo a disposizione del lettore le due teorie di Seligman sulla felicità e le principali tematiche empirico-esistenziali da lui esposte: le emozioni positive, la resilienza, le virtù, le esercitazioni, il carattere e i suoi punti di forza.

Il focus non è tanto quello della “novità” della proposta, bensì quello di valutarne la formulazione, i limiti e gli sviluppi in corso. L’interlocuzione filosofica è sostenuta da elementi presenti all’interno del pensiero classico, sullo sfondo della teoria etica delle virtù che parte dal punto di vista del soggetto agente e lo considera in modo prioritario ma non esclusivo.