Presentazione del libro Antropologia del Perdono, del Prof. Antonio Malo

Partendo dalle constatazioni e dalle analisi svolte nel libro Antropologia del perdono, Janos Frivaldszky, ordinario di Filosofia del Diritto all’Università cattolica di Budapest, ha voluto dimostrare che la fiducia, considerata dall’autore la chiave di ogni relazione e, quindi, anche dei beni e dei mali relazionale, è analogica e si basa soprattutto sui rapporti familiari o in analogia con essi, come il rapporto tra Jahve ed il suo popolo, secondo la Bibbia. Perciò, secondo Frivaldszky,  il concetto della dignità dell'uomo (sviluppatosi in un periodo posteriore, sulla scia delle religioni ebraica e cristiana) è incomprensibile all'infuori dell'esperienza del perdono nell’Alleanza con Dio ma anche all’interno della famiglia, soprattutto mediante la pratica della procedura  giuridica del "rîb”, come si mostra nella storia di Giuseppe e suoi fratelli. Questo racconto, assai lungo nella Bibbia, sarebbe la risposta pedagogica divina alla storia di Caino ed Abele, in cui non c’è perdono, perché Caino non si pente. Oltre alla relazione danneggiata, il perdonare presuppone il senso di colpa e il riconoscimento del male fatto e, soprattutto, il pentimento. 

Il professore Frivaldszky ha difeso anche che,  se non si capisce l'etica salvifica del perdono, si svuota il concetto stesso della dignità umana. A questo riguardo, si è domandato come il perdono possa influire nel caso di uccisioni "legittimate culturalmente" come nella 'guerra giusta' (il trauma della Grande Guerra) o in quello dell'aborto. Poiché, nonostante la legittimazione, la psiché umana ferita ha bisogno dell'esperienza del perdono e di quello di essere perdonati (anche in questi casi), come sostiene la logoterapia, il perdono sembra la unica risposta giuridica ed etica.

Infine, partendo dalle analisi del libro, ha affrontato il problema della supposta simmetria della giustizia e dell'asimmetria del perdono.

L’autore del libro ha spiegato perché, a suo parere, nonostante l’origine ebraica del perdono, il cristianesimo introduca un tipo di perdono che prima non esisteva: un perdono totale e incondizionato, poiché dipende fondamentalmente da un Dio che perdona prima ancora che gli si chieda perdona, come si mostra nel sacrificio della Croce. In questo senso, ha sostenuto che il perdono cristiano non si riferisce tanto al ristabilimento della fraternità, ossia a una fraternità universale, che sarebbe stata danneggiata sia da Caino sia dai fratelli di Giuseppe sia dall’Olocausto, quanto a un’amicizia universale persa. Infatti, secondo lui, mentre la rottura della relazione fraterna non distrugge il legame fraterno reale, ma solo quello simbolico, ogni tipo di rottura relazionale distrugge l’amicizia sia con Dio, sia con gli altri, sia con se stessi. Così, il perdono di Gesù sulla Croce è incondizionato ma non senza senso (contro una visione postmoderna del perdono); esso ha uno scopo: trasformare i nemici di Dio, degli altri e di se stessi in amici, come si osserva nella figura del buon ladrone, che da nemico pubblico diventa amico universale.